<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460</id><updated>2011-06-08T08:37:48.116+02:00</updated><title type='text'>Grandepera</title><subtitle type='html'>Grande Pera (Big Pear = Turin) ... dispite of who was thinking Grande Pera was dead!</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>7</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-116337400434298803</id><published>2006-11-13T00:24:00.000+01:00</published><updated>2006-11-13T00:26:44.346+01:00</updated><title type='text'>Il Negozietto</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché i giovani sghignazzano, perché i vecchi borbottano, perché su un tram  sono tutti in silenzio: per te, che guardi la Grande Pera correre via da un  vetro del 10, e forse mi vedi passare: questa è la tua città e questo è il mio  diario...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="right"&gt;addì 28/10/1999&lt;/div&gt;Caro te/ Kara te,&lt;br /&gt;oggi voglio parlarti  di una realtà comune nella city: quel grazioso e simpatico negozietto (dove non  entra mai nessuno). Pertanto, non passa giorno o quartiere che non mi chieda: ma  come fanno a vivere i gestori di quel simpatico negozietto? Ma procediamo con  ordine e facciamo un ragionamento.&lt;br /&gt;La grande Pera è una grande città: grande  città-molti abitanti, molti abitanti-molte esigenze (non fa una grinza) molte  esigenze-molti negozietti che soddisfano queste esigenze: risultato: allora c'è  spazio per tutti. In fondo che importa se di negozi come il mio ce ne sono già  (mi specializzerò ancora di più), e poi cosa conta è farsi una clientela  affezionata e poi sarò a posto.&lt;br /&gt;E' così che nasce un simpatico  negozietto...&lt;br /&gt;I primi tempi sono di grande entusiasmo: vetrine tirate a  lucido, sorriso di successo e sguardo di responsabilità; poi (deve essere il  periodo sbagliato perchè se no qualcuno entrerebbe), si cambia un po': si  continua comunque con le vetrine e la responsabilità... per il successo ne  riparliamo poi.&lt;br /&gt;Non potendo fingere di fare la contabilità (ma di che?) e  neanche riordinare (nessun cliente-nessun disordine, e nessun ordine) il  proprietario passa le sue giornate ad aspettare e ad aspettare e a guardare  fuori come un pesce dalla sua boccia di vetro, e se per caso, dico per caso,  passi di fronte al suo simpatico negozietto i vostri sguardi si incrociano, ma è  un attimo.&lt;br /&gt;L'ultima fase è di sconforto più nero: il gestore passa le sue  giornate a meditare e forse si guarda attorno per la prima volta cercando  solidarietà. Trova così altri sfigati come lui che non vendono a nessuno. Nel  mio tragitto da casa al Poli passo di fronte ai seguenti simpatici negozietti:  una pellicceria, un calzolaio, una merceria e un barbiere. L' ultima volta che  ho visto qualcuno a farsi tagliare i capelli il marciapiedi era pieno di curiosi  accorsi dalle contrade vicine e il barbiere era emozionatissimo (c'era chi  scommetteva che gli avrebbe tagliato un orecchio).&lt;br /&gt;Per il resto del tempo, a  turno, ognuno di questi passa le sue lunghe giornate nel negozio dell'altro  senza inutili cartelli, tipo torno subito. Ah, dimenticavo, ogni tanto qualcuno  entra nei simpatici negozietti, ma è solo per chiedere informazioni su qualche  strada lì vicino.&lt;br /&gt;&lt;p align="right"&gt;F.B. (peranauta n.1)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-116337400434298803?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/116337400434298803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=116337400434298803&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/116337400434298803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/116337400434298803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2006/11/il-negozietto.html' title='Il Negozietto'/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-116337386362766957</id><published>2006-11-13T00:22:00.000+01:00</published><updated>2006-11-13T00:24:23.640+01:00</updated><title type='text'>Il Marcione</title><content type='html'>&lt;p align="right"&gt;Diario dalla Grande Pera, addì 21/10/999&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Caro te,&lt;br /&gt;oggi voglio parlarti del "marcione": stando a Torino ti sarà  capitato almeno una volta di fare un giro su un marcione, quelle macchine da  città, tutte scancagnate che si vedono posteggiate e sembrano abbandonate, ma  poi alla sera scompaiono e visitano luoghi persi della city. Perchè marcione si  nasce, non si diventa: nessuno ricorda la Simca da nuova o il Maggiolone o la  Renault 4 o le varie Opel sconosciute persino alla casa produttrice. Non  illudiamoci che sia poi così facile diventare un marcione: la Fiat ci ha provato  con la Duna, ma sappiamo come è andata a finire. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il marcione esteticamente è brutto, ma di un brutto che piace. A forza di  viaggiare in città è pieno di righe e "dorgne" che lo rendono irriconoscibile:  ma tant'è, è un marcione e piace per questo. Sul marcione si respira l'aria del  suo padrone: se è un fumatore, l'atmosfera, anche con i finestrini giù,  ricorderà uno Smoke-bar di Amsterdam, se è uno zarro gli stampini, le bamboline  e i gadgets più inutili e meno venduti si sprecheranno: ma tant'è, è un  marcione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il marcione non ha ripresa e al semaforo quando si muove è gia immerso in un  concerto di clacson impazziti: nessuno rispetta il marcione. Tranne il suo  padrone per cui di solito rappresenta la prima macchina (l'ha ricevuta in  eredità da uno zio, che scemo spendere tutti quei soldi per far aggiustare una  macchina in quelle condizioni, ma tant'è, è un marcione) e lui farebbe di tutto  per difenderla. E non importa se l'autoradio ricorda un grammofono, o se  l'impianto di riscaldamento funziona d'estate e l'aria fredda solo d'inverno:  lui lo ama.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un bel giorno, però, conosce una "squinzia" e la va a prendere alla sera e  trascorre una seratina magnifica e questa prima di andare via gli dice che è  stata bene con lui e vorrebbe rivederlo, solo che...&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;...solo che? Solo che aveva un po' freddo (no, lo so che non è colpa tua), e  poi quella macchina puzza un po' (tu mi piaci non fraintendermi) e poi mi  piacerebbe andare al mare con te 'st'estate (ma no so se "questo coso" ci  arriva): è fatta, lui già lo odia, il marcione!&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quando la ruggine avrà portato un nuovo colore ai paraurti ci sarà un altro  "sbarbatello" che chiederà: - Posso? - e il papà risponderà: - Sì, ma solo con i  tuoi soldi -. Impressionanti sono le somme che si spendono negli anni per  ristrutturare macchine come questa, ma tant'è, è un marcione.&lt;/p&gt; &lt;p align="right"&gt;F.B. (peranauta n.1)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-116337386362766957?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/116337386362766957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=116337386362766957&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/116337386362766957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/116337386362766957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2006/11/il-marcione.html' title='Il Marcione'/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-116190236895854814</id><published>2006-10-27T00:37:00.000+02:00</published><updated>2006-10-27T00:39:28.966+02:00</updated><title type='text'>Villastellone, questa sconosciuta</title><content type='html'>21/11/2000&lt;br /&gt;Al Peranauta che si rispetti capita spesso e volentieri di fermarsi, nel suo quotidiano sbattimento, alla stazione di Villastellone.&lt;br /&gt;"Villastellone, ma che è, si mangia?"&lt;br /&gt;Certo è che, fra tutte le località attraversate dalla Torino-Savona, questa vanta il maggior numero di leggende metropolitane.&lt;br /&gt;Prima fra tutte quella sull'origine del nome. Una simpatica fanciulla ha letto su una rivista tipo Novella Qualchenumero che la città sia stata fondata da un antenato di Sylvester Stallone, nobile feudatario un po' violento, che vi avrebbe stabilito dimora e costruito una villa. Pare che al sentire questo racconto il treno in toto (escluso Jeff Porcaro poverino…) abbia cominciato a ridere fino a far deragliare una vettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sparuto Peranauta, che osserva il mondo scorrere dalla sua finestrella con gli angoli arrotondati, non può che chiedersi oppure chiedere cosa ci sia dietro alla stazione, e se ci sia qualcosa…&lt;br /&gt;Pare di sì, anche se da est si nota a malapena una strada che tenta di non farsi vedere correndo ribassata a fianco delle rotaie…&lt;br /&gt;…la stazione... eccola... il nucleo delle leggende, la calamita dei racconti peranautici.&lt;br /&gt;Sì, perché se il treno ferma a Villastellone vuol proprio dire che è il Localaccio, anche se ormai tutti si chiamano "Regionali".&lt;br /&gt;La "Villastazione" è l'unica della linea (e forse non solo di questa) che non ti saluta con il classico bitonale DLIN-DLON, bensì con un curioso DLIN-DLON-DLAN.&lt;br /&gt;Perché questo?&lt;br /&gt;E qui il condizionale è d'obbligo… E' un jingle inventato da Jean Michel Jarre, da Vangelis oppure dagli Art of Noise? Il sindaco, sornione, nega tutto, comprese parentele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ultimo vorrei ricordarvi la madre-capolavoro delle leggende: la tettoia della stazione.&lt;br /&gt;I peranauti più artistici si saranno certamente posti delle domande al riguardo, coinvolgendo allegramente i compagni di viaggio e stimolando fresche discussioni da lunedì mattina. La tettoia è una lama in calcestruzzo armato, inclinata verso l'edificio a ricordare un impluvium romano con l'intradosso simpaticamente butterato. Questo basta al massimo per un Datteronauta, che non sa cosa rispondere quando gli fate notare che il cartello "Gabinetti", ammiccante al treno, è inclinato quasi come la plancia.&lt;br /&gt;Un giovane, probabilmente fratello della ragazza succitata, racconta che un passeggero, esasperato dalla lentezza del treno locale, abbia estratto un mitragliatore, sfogandosi sull'innocua tettoia.&lt;br /&gt;Un artista che sonnecchia spesso al mio fianco vaneggia che, sotto la scorza visibile, il cemento nasconda un ciclo di affreschi raffigurante la vita di Zoe Paleologo, figlia dell'ultimo imperatore di Bisanzio. I buchi sarebbero segni di scalpello inferti da qualche suo collega per verificare la sua ipotesi.&lt;br /&gt;Valli a capire gli artisti…&lt;br /&gt;Infine la storia a cui però nessuno crede, un po' come all'esistenza del Mago G: il muro si scrosta perché è vecchio e marcio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Robywan peranauta n.0&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-116190236895854814?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/116190236895854814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=116190236895854814&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/116190236895854814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/116190236895854814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2006/10/villastellone-questa-sconosciuta.html' title='Villastellone, questa sconosciuta'/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-113394438687879372</id><published>2005-12-07T09:31:00.000+01:00</published><updated>2005-12-07T09:56:12.633+01:00</updated><title type='text'>DESIDERI duepunti 3.</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"anche la city sogna desideri da realizzare senza accorgersi di realizzare desideri quotidianamente. Come noi"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Odio Stefano."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Odio tutta la classe di pragmaticamente razionali, razionalmente vincenti Ingegneri.&lt;br /&gt;Ma partiamo dall’inizio.&lt;br /&gt;Senza false modestie, ero veramente un ragazzo in gamba,davvero; pieno di speranze, grandi sogni e soprattutto desideri. Di quelli grandi, colorati e belli, tipo salvare il mondo, sposare una principessa bella, intelligente, ricca, diventare senatore a vita del Burundi.&lt;br /&gt;Avevo un desiderio per ogni istante e un istante per ogni desiderio; in più amavo la vita come la più bella delle donne, ero allegro, spensierato e... beh, insomma, ero anche un gran bel pezzo di figliolo. Ok, leggermente calvo,leggera pancetta, leggermente pallido.&lt;br /&gt;Bello dentro.&lt;br /&gt;Ma, soprattutto, adoravo leggere.&lt;br /&gt;Era la mia passione più grande; passavo ore ed ore, nei più remoti recessi della grande biblioteca pubblica di Torino cercando i libri più strani, più polverosi, più vecchi. Cose praticamente da buttare, il più delle volte anche per il contenuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sapete cosa penso? La biblioteche sono come la city; gli enormi scaffali sono i palazzi e i libri gli appartamenti, ognuno pronto a raccontarti le storie di chi lo abita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questa è un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, fu così che lo trovai: scartabellando tra scaffali dall’equilibrio precario mentre il popolo degli ingegneri, belli abbronzati dal sole della scienza, osservavano e si preparavano a conquistare il mio mondo.&lt;br /&gt;All'apparenza in quel non c’era niente di diverso rispetto agli altri volumi che scovavo solitamente... quindi era polveroso, sporco, vecchio e particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mai quanto lo era il suo contenuto.&lt;br /&gt;La copertina era fatta di spessi fogli di pergamena compressi (puzzava anche un po’ a dirla tutta), la secolare polvere dell'oblio era riuscita solo parzialmente a distruggere l'intricato dedalo di simboli e rifiniture che ne ricoprivano ambo le facciate; da questo groviglio emergevano microscopicamente le lettere gotiche del titolo. "La cucina dell’800".&lt;br /&gt;Tutto mi interessava tranne leggermi un polpettone ottocentesco sui polpettoni che si mangiavano gli ottocenteschi.&lt;br /&gt;Lo scartai immediatamente e, alle sue spalle, trovai un anonimo libricino rosso, sporco e consumato dai denti dei più assidui frequentatori di quelle sale. Intenerito dal paragone con il suo fratello maggiore, lo presi e lo sfogliai con curiosità, anche perché che non aveva titolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto è necessario fare una digressione. Altrimenti rischiereste di non capire il perché del mio gesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ero follemente, perdutamente, quellochevoletemente, innamorato di una ragazza.&lt;br /&gt;Cotto perso.&lt;br /&gt;Ci avevo passato le notti a chiacchierare insieme, le giornate a sognarla. Avevo versato più parole nelle telefonate con lei di quante ne seminano due schieramenti politici in campagna elettorale.&lt;br /&gt;Davvero. Credetemi sulla parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per lei avevo incominciato ad ascoltare il canto degli uccelli, percepire il profumo dei fiori: accidenti, avevo addirittura incominciato a trattar bene i colleghi di lavoro.&lt;br /&gt;Cotto perso, dicevo.&lt;br /&gt;Quindi, da buon sognatore, mi ero fatto vari polpettoni mentali su cosa provava lei per me, sul perché aveva fatto quella particolare cosa, qual particolare giorno, in quel particolare modo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"...se lei mi ha lanciato uno sguardo, per 0,7 millesimi di secondo, inclinando impercettibilmente di qualche millimetro il labbro in quello che fuori da ogni dubbio è un sorriso, allora vuol dire che..." Chiaro, no? Cretinate di questo tipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ero anche andato avanti a lungo, riassestando cuore e anima per farla entrare, perdendo notti di sonno per barattarle con parole, parole e ancora parole da sogno, e alla fine mi ero convinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche lei era totalmente preda di Cupido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al diavolo la pancetta.&lt;br /&gt;Al diavolo la stempiatura.&lt;br /&gt;Ve l’avevo detto che ero affascinante, no?&lt;br /&gt;E così, una sera (sera col cavolo: era mezzanotte passata e l’indomani avrei avuto una riunione con il mio Giusto capo) sapendo che Lei mi avrebbe fatto lo squillo per la chiacchierata notturna, presi il coraggio a quattro mani, ingoiai la paura e decisi di dichiararmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei primi tre secondi di telefonata mi disse tutta allegra che si era messa con un ingegnere.&lt;br /&gt;Il grande Stefano.&lt;br /&gt;Stefano Primo di Razionalonia.&lt;br /&gt;Grazie Dio. Tempismo perfetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile che vi dica che Stefano era grande, grosso, belloccio (anche se per me somigliava un po’ a quello delle Iene) e stramaledettamente sicuro di sè e del suo mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Ingegnere.&lt;br /&gt;Abbronzato.&lt;br /&gt;Passione travolgente.&lt;br /&gt;Grande complicità.&lt;br /&gt;Inizio della loro storia.&lt;br /&gt;Fine della mia digressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per settimane, quindi, mi buttai a capofitto nel tentativo di capire come decifrare quelle pagine prima che si sbriciolassero tra le mie dita, soprattutto perché lei ormai si dedicava anima e corpo (cosa, la seconda, che mi dava leggermente più sui nervi) a quel gorilla rampante dal cervello incredibilmente ben mimetizzato tra tecnologia e razionalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più mi addentravo in quella selva di parole più cresceva in me la convinzione che mi fosse capitato fra le mani lo scherzo deficiente di un simpaticone medioevale ormai incartapecorito come il suo libro.&lt;br /&gt;Dico questo perché quelle pagine avevano la pretesa di insegnare, in un latino maccheronico degno del miglior Trapattoni, come catturare un individuo del "piccolo popolo". Il tutto, teoricamente, avrebbe potuto essere possibile attraverso strani rituali come cerchi di fuoco e lingue di formica ripiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non solo questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interi capitoli, definiti molto importanti, si prodigavano nella spiegazione della personalità e della psiche degli gnomi, i quali dovevano essere lontanamente imparentati con alcuni dirigenti aziendali: burberi, intrattabili, repellenti a qualsiasi tipo di scherzo, solitari, scontrosi e, per finire in bellezza, dotati di strani poteri tipo trasformare otto ore di lavoro in tredici.&lt;br /&gt;Sognando le più orrende vendette nei confronti del king kong che aveva preso il mio posto nelle grazie della Mia Principessa, sprofondai nella lettura con un accanimento che non mi riconoscevo da tempo; appresi così come comunicare con loro, i loro gesti, le loro abitudini, i loro gusti in fatto di cibo e di donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soprattutto, però, mi imbattei nei famosi TRE DESIDERI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dire il vero il libro era un po' vago su quest'ultimo punto, ma questa era una pecca trascurabile finché la lettura mi teneva lontano da pratiche insane come il martellare a testate quadri e pareti, iscrivermi alla Cepu per diventare ingegnere Abbronzato in 24 lezioni, dilettarmi con il sushi (pratica in voga nell’antico impero giapponese che ha come caratteristica peculiare quella di svuotarti il portafoglio molto prima di riempirti la pancia), e sognare il gorillicidio... o meglio, il suicidio, dato che Gorillo era molto più grosso di me.&lt;br /&gt;Non che prendessi davvero seriamente quanto affermava il libercolo, ma che altro avevo da fare?&lt;br /&gt;Però come tutto ha un inizio, così anche ogni cosa ha una fine: alla lunga,la cronica mancanza tra le pagine del libro di capitoli dedicati a esseri con gambe lunghe, capelli biondi e nomi che finiscono in ...amantha fece sfumare la mia passione. Saltai così a piè pari e con la coscienza leggera i capitoli più noiosi, tra l’altro definiti "importantissimi" dallo sconosciuto autore, proseguendo oltre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tempo passò senza guardarmi in faccia.&lt;br /&gt;Il libro finì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pensai più a ciò che diceva, mi dedicai alla lettura di altri manoscritti, alcuni dei quali recanti in copertina uno strano sigillo a forma di testa di coniglietto bianco; mi gustai l'autocompiangimento; inalai l'autoesaltazione, provai ad ingoiare il rospo, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feci di tutto e mi dimenticai di quel vecchio, inutile, libretto. E di Lei.&lt;br /&gt;Almeno per un po'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché dentro di me, leggermente più a destra della seconda curva a gomito delle mie budella, nascosta in silenzio, al buio, cresceva fino a pulsare di vita propria la voglia di provarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provarci così, senza particolari motivi. Senza contare che, se fosse per caso stato vero, i tre desideri non erano cose da sottovalutare.&lt;br /&gt;Ripensandoci ora, avrei davvero fatto meglio a non sottovalutarli.&lt;br /&gt;Tornando alla storia, la voglia cresceva, ma per metterla in pratica ci volevano tempo e energie: due cose che non facevano propriamente rima con il mio stile di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così passò altro tempo. Altri sguardi non incrociarono il mio, altri dirigenti mi diressero rinforzando in me la certezza di una parentela gnomesca: la vita andava avanti, insomma, nella mia Torinocity immobile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà io non passavo il tempo inutilmente: ero un uomo d’azione. Cosa facevo? aspettavo, aspettavo, aspettavo.&lt;br /&gt;Sapevo con certezza, una certezza conficcata in testa saldamente come lo scettro nella mano di un re, che lei sarebbe tornata da me.&lt;br /&gt;Vi ho già detto le mie numerose qualità, no? Quindi perché non sarebbe dovuta tornare?&lt;br /&gt;Ne ero sicuro quanto un albero di perder le foglie.&lt;br /&gt;Finche non successe Quello.&lt;br /&gt;Molti sono conviti che ci sia un motivo per ogni cosa, e che ogni grande evento sia accuratamente preparato, con i dovuti riguardi, dalla vita.&lt;br /&gt;Se questo è vero, dovrei fare causa alla Calvè perché tutto, il mio tutto, successe perché il mio barattolo di maionese si rifiutava di fornire ulteriore prodotto dopo che il cucchiaio aveva toccato il fondo e pettinato le pareti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I würstel mi guardavano abbastanza scoraggiati dal pentolino, io non ero tipo da deluderli, così scesi al supermercato sotto casa, pronto a fare incetta della mia droga salata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavo prendendo con l’orgoglio di un cacciatore la mia preda, un barattolo così cicciolo e lucido che quasi gli avrei dato nome e lo avrei adottato, quando la vidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei e L’Infame Razionatore insieme: e lui non squittiva ne grugniva gesticolando in cerca di una banana, ma anzi osava parlare con il linguaggio degli esseri umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E.&lt;br /&gt;Lei.&lt;br /&gt;Lo.&lt;br /&gt;Ascoltava.&lt;br /&gt;...Adorante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rospo che avevo tentato di ingoiare uscì dalla mia bocca, portandosi dietro una mezza arca di Noè, carogna su spalla compresa.&lt;br /&gt;Gli occhi di lei sembravano i miei mentre guardavo la maionese.&lt;br /&gt;Diseredai immediatamente il mio cicciotto figlio adottivo.&lt;br /&gt;Tornai schiumante di Giusta Rabbia ai miei alloggi: dovevo intervenire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non prendetemi per pazzo: quella che sto per raccontarvi non fu la prima cosa che feci. Prima provai con rose, fiori, lettere. Telefonateannuncisussurripoesiesakertortmanzotinchenonsipuòdiredi NO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei continuò a dirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provai la vena implorante, la vena adorante, quella matura e quella infantile; quella seria e quella deficiente.&lt;br /&gt;Non avevo più vene e lei continuava a rispondere picche e ad accontentarsi del primate.&lt;br /&gt;Ecco, fu allora che lo feci.&lt;br /&gt;Avevo provato di tutto, tanto valeva disturbare l’antico popolo. Mal che fosse andata avrei passato un po’ di tempo pensando ad altro, senza contare che quel libro continuava ad assicurare di essere veritiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso io provai: cosa avevo da perdere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allestire tutta la scenografia non fu nemmeno eccessivamente difficile: trovai un bel boschetto solitario in un paesino vicino a Mondovì, trovai la pietra piana assolutamente levigata posta al centro di una radura sotto la luna e accesi anche un cerchio di fuoco che non aveva niente da invidiare a un piccolo incendio. Poi incominciai a soffocare il piccolo incendio che voleva farsi invidiare da un grande incendio, infine, abbrustolito, sudato e soddisfatto, iniziai a recitare ad alta voce le formule di rito mentre qualcuno (che penso fosse il mio cervello) a voce bassa mi ripeteva che dovevo proprio essere un menomato mentale (no, un gorilla travestito da essere umano) se credevo che quella pagliacciata fosse vera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era vera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto lo era, l'esistenza del piccolo popolo, la possibilità di catturarne un membro, i loro grandi poteri magici.&lt;br /&gt;Purtroppo era vero anche tutto ciò che si diceva sul loro terribile carattere e sul loro profondo odio verso lo scherzo...&lt;br /&gt;E ho proprio l'impressione che per quel buffo ometto il trovarsi imprigionato da uno sconosciuto che gli rideva in faccia gridando nell’ordine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E’ TUTTO VERO!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"MO’ TI SISTEMO IO SCIMMIONE, TE E LA TUA RAZIONALITA’!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"CERTO CHE SIETE PROPRIO DEI BASSOTTI BRUTTI, EH?!",&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in piena notte, in un cerchio di fuoco, sia stato interpretato come una specie di scherzo di pessimo gusto.&lt;br /&gt;Dico questo perché, vedete gente, lui mi diede veramente tre desideri: LETTERALMENTE.&lt;br /&gt;Tutto quello che mi rimase dopo quella notte fu la possibilità di avere, e sottolineo la parola avere, tre desideri. Tutti gli altri cancellati lentamente come inchiostro da una macchia di alcool.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, non so se ci avete mai pensato, ma noi, naturalmente, ogni giorno, DESIDERIAMO mangiare e DESIDERIAMO dormire.&lt;br /&gt;Due desideri andati...&lt;br /&gt;Naturalmente la regola era rigidissima: i desideri si sarebbero certamente realizzati.&lt;br /&gt;Pensateci gente: qual è la prima cosa che DESIDERERESTE, nel momento in cui PRENDETE CONSAPEVOLEZZA di che razza di vita vi aspetterà?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due desideri andati... e il terzo in canna.&lt;br /&gt;Pronto a realizzarsi: non serve neanche la mira di un Ingegnere.&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-113394438687879372?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/113394438687879372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=113394438687879372&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/113394438687879372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/113394438687879372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2005/12/desideri-duepunti-3.html' title='DESIDERI duepunti 3.'/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-113093061806835918</id><published>2005-11-02T12:22:00.000+01:00</published><updated>2005-11-29T23:38:43.610+01:00</updated><title type='text'>CON UN CLIC</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;"perché la city è più di quello che vediamo da fuori le pareti"&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;La luce, quel giorno, era già stata in molti posti nella city, e aveva avuto già la sua dose di emozioni, belle e brutte.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Quando la luce entrò nella stanza, come al solito senza alcun pudore, non aveva particolari aspettative. Quindi non si scandalizzò più di tanto per quello che illuminò: fece il suo lavoro e passò oltre, senza un brivido. Senza un pensiero.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;In fondo la morte è soltanto la morte. E il lucido armadio socchiuso non era così riservato sull'argomento.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Anche la mano, ormai rigida, che si sporgeva dalla fessura tra le assi di legno, non si preoccupava delle implicazioni filosofiche della morte. Il fatto che il corpo morto fosse quello a cui lei era attaccata, beh, non cambiava la situazione. Per lei l'esistenza non era mai stata un fatto da vivere in prima persona: la morte, pensava, non sarebbe stata una situazione diversa.&lt;/p&gt;           &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;No. Decisamente, la mano non era agitata dalla morte.&lt;br /&gt;L'Altra cosa, invece, le dava notevole fastidio.&lt;br /&gt;Parere completamente opposto, ovviamente, lo aveva la testa. Quando mai pensiero e azione si sono trovati sullo stesso piano nell'affrontare una situazione? La testa, inoltre, era ancora immersa nelle illusioni che aveva assaporato in vita: avere responsabilità, prendere decisioni, fare il capo. Potete quindi capire perché quella situazione- la morte, intendo- non le andasse particolarmente a genio; anzi, la offendesse. Morire in modo così stupido, poi…&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Quella testa- decisamente carina- avrebbe sbuffato se solo la situazione lo avesse permesso: ma consapevole che la morte richiede un approccio serio si limitò a fissare con sguardo vitreo il nulla davanti a sè.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Sull'Altra cosa, invece, la testa si trovava pienamente d'accordo con la mano.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Non che lo avrebbe mai ammesso, sia ben chiaro.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Un ragno che da una vita se ne stava tra le fessure di quella stanza, felice della propria individualità, scese irritato a vedere chi aveva occupato buona parte del suo spazio vitale. Atterrò, lento e aggraziato come solo gli incubi peggiori sanno essere, tra i capelli biondi che ondeggiavano, forse alla brezza di un qualche calorifero.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Tastò con curiosità quelle strane tele che non portavano da nessuna parte, che non erano tese, non erano elastiche e, per finire, nemmeno appiccicose. Si sarebbe stupito nel sapere che fino a poco tempo prima ci sarebbero stati esseri umani pronti a dare la vita per passare una loro mano tra quei capelli d'oro.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Questione di punti di vista.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Il ragno agitò con indignazione le sue zampe anteriori, domandandosi chi fosse stato così maldestro da lasciare un lavoro a metà, poi, risalì verso la sua tela e verso il buio, certo che tutto prima o poi si risolve da solo, se si è abbastanza pazienti.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;E se non si ha niente di meglio da fare che aspettare.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Più in alto una mosca, vecchia, stressata, da troppo tempo troppo pulita, stava per impazzire. Tanti odori, tutti invitanti, canticchiavano tra quelle vecchie assi. Ronzando in picchiata, non poteva credere a tanta fortuna.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Poco dopo, non ci poteva credere neanche il ragno.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Esauriti questi protagonisti, sicuramente non di alto profilo, non si poteva dire che ci fosse molta altra vita nella stanza. Le pareti erano praticamente spoglie, ma lo erano da così tanto tempo da non mostrare più il minimo pudore nel rivelare la loro nudità. E poi erano vecchie: magari avessero suscitato ancora l'interesse di qualcuno.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;La carta da parati, di un azzurro quasi scandaloso sotto quintali di polvere, era disperatamente occupata ad aggrapparsi con tutte le forze che le rimanevano a quei pochi punti in cui l'intonaco e l'umidità non se l'erano già scrollata di dosso. Ne le parati, ne la carta, quindi, avevano tempo per particolari riflessioni sulla morte: qualcuno era andato? Amen, neanche loro se la passavano troppo bene. Punto e basta.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Contro una parete c'era anche un tavolo, o meglio, c'erano un mucchio di pezzi di legno, aggrappati gli uni agli altri, che si illudevano a vicenda di essere ancora un tavolo. In realtà sembravano un vecchio animale macilento e senza testa. Anche qui, niente per cui stare allegri.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Su, in alto, c'era addirittura una lampadina che pendeva dal soffitto senza troppa convinzione delle proprie doti funamboliche. Giorno dopo giorno guardava in basso e si convinceva della precarietà della vita, della crudeltà di quel pavimento troppo rigido e dell'inutilità dell'amore.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Se qualcuno di voi si sta chiedendo come una lampadina possa interrogarsi su un qualcosa come l'amore, sappiate che lei si chiede la stessa cosa degli esseri umani. Lei almeno si accende sinceramente…&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Ma abbandoniamo il terreno filosofico e torniamo a quello meno colorato ma più fertile della realtà: il soffitto, decisamente non più a prova di umidità, aveva pianto tante di quelle volte sulla lampadina da riempirla, in buona parte, di un'acqua scura e stanca.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Il tutto, visto con la dovuta fantasia, sembrava una piccola parodia di una vaschetta di pesci rossi.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Senza i pesci rossi.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Comunque, se non vogliamo essere disfattisti, qualcosa di rosso, nella stanza, c'era. A modo suo cercava anche di portare colore nel grigiore di quel mondo, ma come tutti quelli che cercano di fare gli splendidi in qualcosa per cui non sono portati, falliva miseramente.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Il Rosso era una grossa macchia, simile all'ombra di un gigantesco crisantemo, che ricopriva gran parte delle ante dell'armadio. La macchia tentava di scivolare a terra, immaginandosi rugiada su un vetro, ma ad ogni passo raccoglieva polvere, sporco, ragnatele. E rallentava.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Aveva voglia di piangere, la macchia: non sarebbe mai arrivata dove voleva arrivare. &lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;E sapeva benissimo di non essere nemmeno rugiada.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Da descrivere, nella stanza, non rimaneva che l'armadio. Immerso nella penombra.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Era decisamente fuori posto, quel colosso di legno, in quella stanza. Tutto, la dentro, era marchiato dal tempo; puzzava di vecchio, di corrotto. Di dimenticabile.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Lui, invece, era lucido quasi quanto uno specchio: la cera sembrava data due secondi prima e nemmeno il velo della polvere poteva offuscare la freschezza, la solidità di quel legno.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;I ricchi, laboriosi intarsi che coprivano gran parte della sua struttura sembravano testimoniare una gloria mai spenta, impressa a fuoco su ogni centimetro del suo corpo: dalle quattro massicce zampe leonine che lo sorreggevano, alla fiera corona che lo sovrastava.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Era davvero un'opera maestosa e, vi ripeto, sembrava davvero non c'entrare niente con quella stanza.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Un osservatore sospettoso, forse, avrebbe potuto suggerire che quell'armadio, li dentro, ci fosse stato trascinato da qualcuno, recentemente, per nascondere un contenuto non proprio…ordinario.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Lo stesso osservatore, per confermare la propria ipotesi, avrebbe potuto far notare quella doppia serie di impronte, marchiate sulla polvere del pavimento. Due serie di impronte: una umana e l'altra fin troppo simile a quelle grosse zampe leonine.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Quello che però avrebbe lasciato perplesso il nostro sagace osservatore, sarebbero stati due particolari curiosi. Le impronte dell'armadio, innanzi tutto, non erano delle strisce continue come ci si sarebbe aspettati, ma erano nettamente separate tra loro come se il misterioso "traslocatore" lo avesse spostato a grandi balzi, sollevando completamente da terra i vari quintali del suo peso.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Il secondo particolare era dato dalle impronte umane: non seguivano l'armadio, anzi, sembravano cercare di ALLONTANARSI dal suo percorso. &lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;E poi erano chiaramente impronte di scarpe con tacco. Chi si dedicherebbe a "opere di trasloco" con scarpette da sera?&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;L'armadio, comunque, restava indubbiamente un gran bell'oggetto.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;E anche su questo, testa e mano erano d'accordo. &lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Quello che proprio non digerivano, non riuscivano ad accettare, era l'Altra cosa.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Quella, proprio era irritante.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;La mano e la testa non riuscivano più a sopportare quel lento, ripetuto movimento dell'enorme anta con cui l'armadio stava masticando il corpo. Un lavoro lento, costante, che stava andando avanti da ore.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Ma sarebbe finito tra breve, pensarono all'unisono. Con un colpo secco, l'anta fece saltare nel suo buio anche la mano, mentre l'armadio diede l'ultimo, scricchiolante, scossone.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Infine, un'enorme "cosa" quasi carnosa, simile ad una immensa coda di anguilla,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;rossa in modo inequivocabile, si sporse dalle ante e le ripulì per bene, lucidandole, poi ritornò dentro.&lt;/p&gt;     &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Le ante si chiusero con un clic.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;by Thobaru J. Boyle&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-113093061806835918?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/113093061806835918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=113093061806835918&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/113093061806835918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/113093061806835918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2005/11/con-un-clic.html' title='CON UN CLIC'/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-87801029</id><published>2003-01-21T22:01:00.000+01:00</published><updated>2003-01-21T22:02:34.000+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>ciao, bisognerà sostituire il mango con la pera, no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-87801029?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/87801029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=87801029&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/87801029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/87801029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2003/01/ciao-bisogner-sostituire-il-mango-con.html' title=''/><author><name>monica</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3363460.post-10222829</id><published>2002-02-28T14:32:00.000+01:00</published><updated>2002-02-28T14:32:04.610+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Eccoci qua raga! Un'altra opportunità che la Rete offre ai Pernanuti!&lt;br /&gt;Un BLOG?&lt;br /&gt;... che non si mangia, ma è simpatico e poi non sporca, non fa schiamazzi, ecc.&lt;br /&gt;In bocca al lupo!&lt;br /&gt;Admin&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3363460-10222829?l=grandepera.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://grandepera.blogspot.com/feeds/10222829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3363460&amp;postID=10222829&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/10222829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3363460/posts/default/10222829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://grandepera.blogspot.com/2002/02/eccoci-qua-raga-unaltra-opportunit-che.html' title=''/><author><name>Roby</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
