lunedì, novembre 13, 2006
Il Negozietto
Perché i giovani sghignazzano, perché i vecchi borbottano, perché su un tram sono tutti in silenzio: per te, che guardi la Grande Pera correre via da un vetro del 10, e forse mi vedi passare: questa è la tua città e questo è il mio diario...
oggi voglio parlarti di una realtà comune nella city: quel grazioso e simpatico negozietto (dove non entra mai nessuno). Pertanto, non passa giorno o quartiere che non mi chieda: ma come fanno a vivere i gestori di quel simpatico negozietto? Ma procediamo con ordine e facciamo un ragionamento.
La grande Pera è una grande città: grande città-molti abitanti, molti abitanti-molte esigenze (non fa una grinza) molte esigenze-molti negozietti che soddisfano queste esigenze: risultato: allora c'è spazio per tutti. In fondo che importa se di negozi come il mio ce ne sono già (mi specializzerò ancora di più), e poi cosa conta è farsi una clientela affezionata e poi sarò a posto.
E' così che nasce un simpatico negozietto...
I primi tempi sono di grande entusiasmo: vetrine tirate a lucido, sorriso di successo e sguardo di responsabilità; poi (deve essere il periodo sbagliato perchè se no qualcuno entrerebbe), si cambia un po': si continua comunque con le vetrine e la responsabilità... per il successo ne riparliamo poi.
Non potendo fingere di fare la contabilità (ma di che?) e neanche riordinare (nessun cliente-nessun disordine, e nessun ordine) il proprietario passa le sue giornate ad aspettare e ad aspettare e a guardare fuori come un pesce dalla sua boccia di vetro, e se per caso, dico per caso, passi di fronte al suo simpatico negozietto i vostri sguardi si incrociano, ma è un attimo.
L'ultima fase è di sconforto più nero: il gestore passa le sue giornate a meditare e forse si guarda attorno per la prima volta cercando solidarietà. Trova così altri sfigati come lui che non vendono a nessuno. Nel mio tragitto da casa al Poli passo di fronte ai seguenti simpatici negozietti: una pellicceria, un calzolaio, una merceria e un barbiere. L' ultima volta che ho visto qualcuno a farsi tagliare i capelli il marciapiedi era pieno di curiosi accorsi dalle contrade vicine e il barbiere era emozionatissimo (c'era chi scommetteva che gli avrebbe tagliato un orecchio).
Per il resto del tempo, a turno, ognuno di questi passa le sue lunghe giornate nel negozio dell'altro senza inutili cartelli, tipo torno subito. Ah, dimenticavo, ogni tanto qualcuno entra nei simpatici negozietti, ma è solo per chiedere informazioni su qualche strada lì vicino.
F.B. (peranauta n.1)
Il Marcione
Diario dalla Grande Pera, addì 21/10/999
Caro te,
oggi voglio parlarti del "marcione": stando a Torino ti sarà capitato almeno una volta di fare un giro su un marcione, quelle macchine da città, tutte scancagnate che si vedono posteggiate e sembrano abbandonate, ma poi alla sera scompaiono e visitano luoghi persi della city. Perchè marcione si nasce, non si diventa: nessuno ricorda la Simca da nuova o il Maggiolone o la Renault 4 o le varie Opel sconosciute persino alla casa produttrice. Non illudiamoci che sia poi così facile diventare un marcione: la Fiat ci ha provato con la Duna, ma sappiamo come è andata a finire.
Il marcione esteticamente è brutto, ma di un brutto che piace. A forza di viaggiare in città è pieno di righe e "dorgne" che lo rendono irriconoscibile: ma tant'è, è un marcione e piace per questo. Sul marcione si respira l'aria del suo padrone: se è un fumatore, l'atmosfera, anche con i finestrini giù, ricorderà uno Smoke-bar di Amsterdam, se è uno zarro gli stampini, le bamboline e i gadgets più inutili e meno venduti si sprecheranno: ma tant'è, è un marcione.
Il marcione non ha ripresa e al semaforo quando si muove è gia immerso in un concerto di clacson impazziti: nessuno rispetta il marcione. Tranne il suo padrone per cui di solito rappresenta la prima macchina (l'ha ricevuta in eredità da uno zio, che scemo spendere tutti quei soldi per far aggiustare una macchina in quelle condizioni, ma tant'è, è un marcione) e lui farebbe di tutto per difenderla. E non importa se l'autoradio ricorda un grammofono, o se l'impianto di riscaldamento funziona d'estate e l'aria fredda solo d'inverno: lui lo ama.
Un bel giorno, però, conosce una "squinzia" e la va a prendere alla sera e trascorre una seratina magnifica e questa prima di andare via gli dice che è stata bene con lui e vorrebbe rivederlo, solo che...
...solo che? Solo che aveva un po' freddo (no, lo so che non è colpa tua), e poi quella macchina puzza un po' (tu mi piaci non fraintendermi) e poi mi piacerebbe andare al mare con te 'st'estate (ma no so se "questo coso" ci arriva): è fatta, lui già lo odia, il marcione!
Quando la ruggine avrà portato un nuovo colore ai paraurti ci sarà un altro "sbarbatello" che chiederà: - Posso? - e il papà risponderà: - Sì, ma solo con i tuoi soldi -. Impressionanti sono le somme che si spendono negli anni per ristrutturare macchine come questa, ma tant'è, è un marcione.
F.B. (peranauta n.1)