venerdì, ottobre 27, 2006

 

Villastellone, questa sconosciuta

21/11/2000
Al Peranauta che si rispetti capita spesso e volentieri di fermarsi, nel suo quotidiano sbattimento, alla stazione di Villastellone.
"Villastellone, ma che è, si mangia?"
Certo è che, fra tutte le località attraversate dalla Torino-Savona, questa vanta il maggior numero di leggende metropolitane.
Prima fra tutte quella sull'origine del nome. Una simpatica fanciulla ha letto su una rivista tipo Novella Qualchenumero che la città sia stata fondata da un antenato di Sylvester Stallone, nobile feudatario un po' violento, che vi avrebbe stabilito dimora e costruito una villa. Pare che al sentire questo racconto il treno in toto (escluso Jeff Porcaro poverino…) abbia cominciato a ridere fino a far deragliare una vettura.

Lo sparuto Peranauta, che osserva il mondo scorrere dalla sua finestrella con gli angoli arrotondati, non può che chiedersi oppure chiedere cosa ci sia dietro alla stazione, e se ci sia qualcosa…
Pare di sì, anche se da est si nota a malapena una strada che tenta di non farsi vedere correndo ribassata a fianco delle rotaie…
…la stazione... eccola... il nucleo delle leggende, la calamita dei racconti peranautici.
Sì, perché se il treno ferma a Villastellone vuol proprio dire che è il Localaccio, anche se ormai tutti si chiamano "Regionali".
La "Villastazione" è l'unica della linea (e forse non solo di questa) che non ti saluta con il classico bitonale DLIN-DLON, bensì con un curioso DLIN-DLON-DLAN.
Perché questo?
E qui il condizionale è d'obbligo… E' un jingle inventato da Jean Michel Jarre, da Vangelis oppure dagli Art of Noise? Il sindaco, sornione, nega tutto, comprese parentele.

Da ultimo vorrei ricordarvi la madre-capolavoro delle leggende: la tettoia della stazione.
I peranauti più artistici si saranno certamente posti delle domande al riguardo, coinvolgendo allegramente i compagni di viaggio e stimolando fresche discussioni da lunedì mattina. La tettoia è una lama in calcestruzzo armato, inclinata verso l'edificio a ricordare un impluvium romano con l'intradosso simpaticamente butterato. Questo basta al massimo per un Datteronauta, che non sa cosa rispondere quando gli fate notare che il cartello "Gabinetti", ammiccante al treno, è inclinato quasi come la plancia.
Un giovane, probabilmente fratello della ragazza succitata, racconta che un passeggero, esasperato dalla lentezza del treno locale, abbia estratto un mitragliatore, sfogandosi sull'innocua tettoia.
Un artista che sonnecchia spesso al mio fianco vaneggia che, sotto la scorza visibile, il cemento nasconda un ciclo di affreschi raffigurante la vita di Zoe Paleologo, figlia dell'ultimo imperatore di Bisanzio. I buchi sarebbero segni di scalpello inferti da qualche suo collega per verificare la sua ipotesi.
Valli a capire gli artisti…
Infine la storia a cui però nessuno crede, un po' come all'esistenza del Mago G: il muro si scrosta perché è vecchio e marcio…

Robywan peranauta n.0

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